Come i gruppi parlamentari strutturano la vita politica francese

Il tumulto causato dalla scissione della Nuova Unione Popolare Ecologica e Sociale (Nupes) in quattro gruppi politici, questioni che circondano l'assegnazione ai gruppi di opposizione di alcune posizioni chiave nell'Assemblea Nazionale (vicepresidenze, questure, presidenza del – molto strategico – Commissione Finanze), ricevimento dei presidenti dei gruppi da parte del Presidente della Repubblica all'indomani delle elezioni, poi del Presidente del Consiglio a pochi giorni dal suo intervento di politica generale… La situazione politica senza precedenti conseguente alle elezioni legislative del 12 giugno e 19 sottolinea l'importanza dei gruppi parlamentari, strutture in gran parte sconosciute al grande pubblico, nonché le questioni relative alla loro formazione.

I gruppi parlamentari (detti anche gruppi politici) sono formazioni interne alle assemblee che riuniscono parlamentari per affinità politica. Estensione parlamentare di un partito politico, questi gruppi esistono in tutte le democrazie rappresentative che hanno assemblee deliberative.

Gruppi formati dalla Rivoluzione francese

Se i primi "raggruppamenti" di parlamentari, che non erano ancora gruppi strutturati come li conosciamo oggi, sono comparsi in Francia a partire dalla Rivoluzione francese, il nascita di formazioni vicino ai gruppi contemporanei (primo nella pratica istituzionale) data della Terza Repubblica.

Da allora, i gruppi sono stati un ingranaggio centrale nell'organizzazione e nel funzionamento del Parlamento. Dall'inizio del Ve Repubblica, sono inoltre presenti in Assemblea nazionale come in Senato, il nuovo regime rientra in questo punto di vista in linea con le precedenti prassi parlamentari. Tuttavia, la Costituzione del 1958 non ne faceva menzione prima della sua revisione del 2008, che mirava in particolare a valorizzazione delle minoranze e dei gruppi di opposizione.

Del Parlamento, il grande pubblico conosce principalmente la sessione pubblica (o plenaria). La seduta pubblica corrisponde giuridicamente alla formazione che consente ai deputati e ai senatori di esercitare le competenze attribuite al Parlamento dalla Costituzione, ovvero il voto della legge, il controllo dell'azione di governo e la valutazione delle politiche pubbliche.

Ma le decisioni prese in plenaria vengono preparate a monte, all'interno di formazioni minori, tra le quali vanno annoverati i gruppi politici. Questi ultimi determinano anche, in larga misura, la composizione dei principali organi dell'Assemblea nazionale e del Senato.

Un doppio imperativo

L'esistenza dei gruppi all'interno delle assemblee deliberative obbedisce a un duplice imperativo: politico da una parte, organizzativo dall'altra. Sul piano politico, i gruppi consentono a parlamentari che condividono le stesse idee e valori comuni di confrontarsi, di decidere sull'atteggiamento da adottare nei confronti di un testo, o anche sull'azione da intraprendere nei confronti del governo , a monte della seduta pubblica.

Per quanto riguarda l'organizzazione delle assemblee, i gruppi partecipano alla composizione dei principali organi dell'Assemblea nazionale e del Senato, e talvolta la determinano. Così la Conferenza dei Presidenti, che è l'organo competente a determinare l'ordine del giorno delle riunioni ai sensi dell'art Articolo 48 della Costituzione e laddove ormai la maggioranza presidenziale non è più una maggioranza (in Assemblea), l'inserimento di testi di origine governativa potrebbe essere, in caso di alleanza tra le opposizioni, in parte ostacolato... Lo stesso vale per commissioni parlamentari, ingranaggi essenziali del lavoro parlamentare, dove ogni gruppo ha un numero di seggi proporzionale alla sua composizione, affinché ogni commissione rifletta fedelmente la composizione politica della camera.

I gruppi intervengono anche nel funzionamento di ciascuna camera, sia nel processo di elaborazione delle leggi che nel monitoraggio del governo (distribuzione del tempo di parola, distribuzione delle interrogazioni, ecc.). In questo ambito hanno prerogative talvolta importanti, quali la possibilità (riconosciuta alle minoranze e ai gruppi di opposizione) di fissare come priorità, in applicazione del citato articolo 48 Cost., l'ordine del giorno di una giornata di seduta al mese. I presidenti dei gruppi di minoranza e di opposizione hanno anche un “diritto di prelievo” che consente loro di ottenere la creazione di una commissione d'inchiesta o di una missione informativa una volta per sessione ordinaria.

È comprensibile, in queste circostanze, che le tre formazioni dell'alleanza elettorale portata avanti da Jean-Luc Mélenchon (oltre a La France insoumise) non volessero "fondersi" in un unico gruppo: si trattava ovviamente di preservare le prerogative che, altrimenti, si sarebbe dissolto in un unico gruppo, in cui sarebbero stati inoltre in minoranza i socialisti, gli ecologisti ei comunisti.

Un numero variabile di gruppi

Il numero di gruppi, a volte molto grande sotto il IIIe e IVe Repubbliche (c'era così 16 gruppi alla Camera dei Deputati nel 1936), si ridusse progressivamente aumentando il numero dei parlamentari necessari alla costituzione di un gruppo, al fine di evitare la dispersione tra una moltitudine di formazioni, che rischiava di ostacolare il buon funzionamento delle camere. Questa tendenza, stabile fino al 1959 (ci vollero 30 deputati per formare un gruppo nell'Assemblea Nazionale), è stata da allora messa in discussione, secondo le circostanze politiche.

Il regolamento dell'Assemblea nazionale prevede ora un minimo di 15 deputati per formare un gruppo (e quello del Senato un minimo di 10 senatori). In parte riflettendo la grande riorganizzazione politica avvenuta dopo l'elezione del Sig. Macron a Presidente della Repubblica nel 2017, il XVe il legislatore aveva sperimentato a numero di registrazione (sotto il Ve Repubblica) di dieci gruppi.

il sedicesimoe il legislatore riflette, sin dalla sua apertura, la situazione senza precedenti risultante dalle elezioni legislative del 12 e 19 giugno 2022: dieci gruppi già lo fanno, e un undicesimo è annunciato per l'autunno. Poiché il funzionamento dell'Assemblea era stato originariamente concepito per essere ottimale con sei gruppi, si pone ora seriamente la questione di un rischio di congestione nella camera bassa.

Di questi dieci gruppi, sette segnalati come gruppi di opposizione. Il gruppo “presidenziale” (Rinascimento) conta 172 membri; compresi gli altri due gruppi dell'alleanza elettorale Insieme! – Orizzonti (30) e Democratico (48) – il Presidente della Repubblica potrà contare solo su una maggioranza relativa di 250 deputati (la maggioranza assoluta è 289) per mettere in musica il suo programma. Questa configurazione istituzionale è del tutto nuova, in quanto, al di là delle ipotesi di convivenza e della maggioranza relativa della IXe legislatura (275 deputati socialisti all'inizio della legislatura), il Ve Dal 1962 la Repubblica conosceva solo il “fatto maggioritario”, cioè una situazione in cui una maggioranza compatta e disciplinata sostiene in modo praticamente incondizionato la politica presidenziale guidata dal governo.

Una rinascita del Parlamento?

Senza poter pregiudicare il futuro ea condizione di essere ragionevolmente ottimisti sull'atteggiamento dei gruppi di opposizione – che sanno di essere minacciati di scioglimento in caso di stallo istituzionale –, è possibile considerare, contro le proiezioni allarmistiche delineate per 15 giorni, che questa nuova situazione istituzionale non presenta solo svantaggi.

Potrebbe infatti portare ad a rinnovo del parlamento, un ingranaggio fondamentale nella nostra democrazia rappresentativa. Indebolito da una tiepida vittoria elettorale contro l'estrema destra e dalla battuta d'arresto subita nelle elezioni legislative, costretto a fare i conti con un Senato la cui maggioranza gli è contraria, il Presidente della Repubblica non è sicuro di poter adottare sue riforme. Anche i deputati della "sua" (relativa) maggioranza, ora più esperti e soprattutto meno debitori della loro elezione a Presidente della Repubblica rispetto a cinque anni fa, potrebbero essere meno docili. In una parola, per “governare”, Emmanuel Macron dovrà fare propria la cultura della discussione e del compromesso.

A lungo tentata con il forcipe di successive revisioni costituzionali (con un successo molto relativo), la rivalutazione dell'istituzione parlamentare risulterà forse, e più semplicemente, dalla configurazione politica senza precedenti dell'estate 2022.

Elina Lemaire, Docente, Università della Borgogna - UBFC

Questo articolo è ripubblicato da The Conversation sotto licenza Creative Commons. Leggi ilarticolo originale.

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