Diritti umani: la propaganda cinese segnerà la visita di Michelle Bachelet nello Xinjiang?

Il governo cinese sta imponendo una bolla sanitaria al capo delle Nazioni Unite durante la sua tanto attesa visita nello Xinjiang.

Il capo delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet si trova attualmente nella regione cinese dello Xinjiang, dove Pechino è accusata di aver condotto una feroce repressione dei musulmani uiguri.

Ma la bolla sanitaria che gli viene imposta, offre solo una visita a porte chiuse e ci interroga sulla reale latitudine che Michelle Bachelet avrà sul campo. AsiaNews denuncia il fatto che “il governo di Pechino sta infatti negando al rappresentante dell'Onu pieno e illimitato accesso allo Xinjiang”.

Gli uiguri della diaspora e delle associazioni per i diritti umani esortano il capo delle Nazioni Unite a non farsi coinvolgere in un'operazione di propaganda del regime comunista.

Secondo studi occidentali, la Cina è accusata di aver internato lì almeno un milione di uiguri e membri di altre minoranze musulmane nei campi di rieducazione, e persino di aver imposto “lavori forzati” e “sterilizzazioni forzate”.

Ma alle accuse di “genocidio” lanciate da Washington, il governo cinese parla della “menzogna del secolo” e presenta i campi come “centri di formazione professionale”, destinati a combattere l'estremismo religioso. Anche Wang Yi, il ministro degli Esteri cinese, spera che la sua permanenza possa aiutare a "chiarire la disinformazione" sul suo Paese. Dice di voler “mettere a tacere voci e bugie”.

Michelle Bachelet ha già annunciato di voler visitare i centri per i diritti umani e parlare con gli attivisti per i diritti umani.

MC (con AFP)

Credito immagine: Creative Commons / Wikimedia

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